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Che cos’è la Terapia Breve Strategica

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Nell’ambito della Psicologia Clinica, cioè quella branca della psicologia che si occupa dei disagi e delle malattie, dette psicopatologie, l’approccio Breve Strategico è ad oggi un modello apprezzato e riconosciuto in ambito sanitario.

Fa parte delle terapie brevi, relativamente giovane poiché vanta più di mezzo secolo di sperimentazione e ricerca. Ha radici profonde, nasce dalla terapia ipnotica di Milton H. Erickson, dalla saggezza orientale Zen, la filosofia retorica dei sofisti, raccolte e sistematizzate nei lavori di Paul Watslawick e Giorgio Nardone.

La sua efficacia rispetto a quasi tutti gli altri approcci psicologici, consiste nel rivolgere l’attenzione per ciascuna persona, ai suoi processi nelle cose del quotidiano piuttosto che ai contenuti.

Questo nell’ottica di portare un rapido intervento in tutte quelle circostanze in cui per arrivare ad un cambiamento, un’attesa prolungata, comporterebbe un procrastinare la sofferenza, prima della guarigione.  

Un pò come avviene nei trattamenti medici, dove non si chiede come si sia sviluppata l’influenza ma si osservino i sintomi e si curino, poi, successivamente potrà essere utile capire il perché ci si sia trovati malati. Spesso, quando si torna a stare bene, questo non interessa. 

Il terapeuta ancora prima di avere la soluzione, osserva e comprende l’altro, aiutandolo in maniere efficace a costruire il cambiamento.

Dunque la Terapia Breve Strategica svolge il ruolo di trattamento snello apparentemente riduttivo o semplicistico, poiché implica il fare esercizi pratici in riferimento a quelle necessità che il terapeuta individuerà con il paziente di volta in volta, e se  le cose non cambiano, cambia strategia.

In questo senso possiamo dire che è un modello auto – correttivo, direttivo, costruito su misura del paziente e non viceversa, rendendolo particolarmente efficiente. Le sedute sono generalmente poche, e non più di 10 se nulla cambia.

Per quanto possibile si evita di dare definizioni al malato tramite etichette che restino attaccate addosso, causa frequente di danno iatrogeno. 

Questo significa che non vengono usati termini scientifici più di tanto, da addetti ai lavori, ma non che non si conoscono, poiché ogni terapeuta breve strategico affronta un lungo percorso di formazione universitaria – sanitaria, pratico e teorico, che in Italia dura mediamente 12 anni.

Possiamo dire che la ‘diagnosi’ sarà in fine svelata dal cambiamento, dalla guarigione, piuttosto che posta all’inizio del trattamento, limitandone la sua stessa forza, poiché ciò che è ritenuto possibile, spesso diventa vero, almeno nel pensiero e nella memoria. 

La terapia Strategica utilizza una logica non ordinaria, contraria a quella cartesiana, lineare, di tipo causa – effetto. Abbraccia una visione circolare, dove l’inizio e la fine delle storie non sono determinanti per l’avvio del cambiamento, si inizia da dove si è, e poi si corregge la rotta strada facendo.

Un esempio di logica non ordinaria paradossale può essere lo stratagemma di spegnere il fuoco aggiungendo la legna’ o ‘solcare il mare all’insaputa del cielo’. Adottare nuovi punti di vista oltre al proprio, significa aggiungerne e non rinnegarlo, acquisendo una maggior comprensione delle cose della vita, permettendo infine la scelta al paziente, se lasciare che le cose restino così o accettare di compiere il cambiamento.

Nella sua tipica espressione lavorativa, le sedute di terapia sono brevi, 10 – 20 minuti in genere, nel mio caso 50’, 60’. Questo lo potrei forse attribuire alla mia formazione clinica eclettica che ho conseguito precedentemente a quella Breve Strategica, con altri modelli terapeutici, o più precisamente per un piacere del tutto personale.

Spendo molto tempo nella relazione, oltre che alla osservazione e formulazione delle prescrizioni. Da questo ricavo solitamente una buona alleanza terapeutica che sostiene il paziente giovane o adulto che sia, anche nei momenti di maggior criticità, come nelle depressioni esistenziali o nelle fasi deliranti, in cui ho riscontrato l’importanza di poter far contare almeno su qualcuno che non giudicandoli, si renda disponibile all’incontro, alla relazione.

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